Intervista ad Afaf Belhouchet, giornalista e presentatrice presso EPTV, radio e televisione algerina
Oggi si parla molto di dialogo interculturale mediterraneo. Quanta forza può avere il reportage come strumento di conoscenza dell’altro?
io credo che la prima grande forza di un reportage, chiunque sia l’autore o qualunque sia la sua provenienza, sia di mostrare fino a che punto ci si assomigli.
Nei reportage sullo sport che abbiamo visto, ad esempio mi sono accorta che il calcio in Italia è vissuto nello stesso modo in cui si vive a Marsiglia. C’è un’atmosfera simile e così ad Algeri, ho davvero l’impressione che ci si assomigli tanto. Questo è essere mediterranei.
Siete stati chiamati a giudicare delle opere audiovisive ad un premio del documentario e reportage mediterraneo. Quali sono i parametri più appropriati da applicare per valutare delle opere mediterranee?
In effetti è importante che un lavoro audiovisivo comunichi un messaggio, abbia la capacità di emozionare e di diffondere conoscenza. I reportage mediterranei si distinguono per lo sguardo di apertura verso l’altro, ma anche la passione e il ritmo. Il ritmo è davvero fondamentale.
Ci racconti la scena più emozionante o quella che ti ha maggiormente colpito?
L’immagine che più mi ha colpito è presente in Chi ga vinto?; un ragazzo che piange sul campo da gioco dopo essere stato colpito e l’allenatore che lo incoraggia a rialzarsi e ad affrontare le sfide a viso aperto, dandogli un insegnamento di vita.






